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Siete pronti per un giro nella storia?

Carissimi campeggiatori avete fatto colazione?
Non prendetevela con me se a colazione ho mangiato tutti i cornetti… erano troppo buoni.
Mentre camminavo verso il mare mi è venuto in mente che, in fondo, anche qui è come un piccolo paese. Abbiamo tutte le comodità, addirittura un parrucchiere. Adesso non fate gli spiritosi che vi assicuro che limare i miei artigli da solo non è proprio semplice…

Come in ogni “paese” che si rispetti è sicuramente buona educazione andare a conoscere i nostri vicini: che ne dite di un giretto a Cesena?

Dai zampe in spalla che si parte…
Nonostante Cesena non sia vasta come città ha in serbo per noi, piccoli tesori da scoprire. Superando le mura urbiche entriamo nel cuore di Cesena. La città è sovrastata dalla Rocca Malatestiana. La “Rocca Nuova o Malatestiana” è stata pensata come una vera fortezza militare a difesa della città. Per l’esattezza è la terza ricostruzione delle mura avvenuta negli anni. Quella che possiamo ammirare oggi si deve a Galeotto Malatesta nel 1380, che ne fece il punto strategico per la difesa della città. La cinta muraria, formata da alte e poderose cortine, è di pianta pentagonale irregolare, con sette torri esterne di forme diverse.
A completamento della struttura difensiva nel 1466, fu, poi, costruita la «Rocchetta di Piazza» che comprende la poderosa cortina coronata dalla «Loggetta Veneziana», l’alta torre ottagonale con l’unito «Torrazzo» dal quale si diparte il «Corridore di Ronda» che collega tale «Rocchetta» alla sovrastante Rocca Malatestiana formando un unico monumentale complesso.
Come per la magnifica città di Cesenatico (di cui abbiamo già parlato, ricordate?), anche qui c’è lo zampino geniale di Leonardo da Vinci. Nell’estate del 1502, soggiornò a Cesena incaricato da Cesare Borgia, per ispezionare e revisionare le fortificazioni e migliorare le difese. In quel periodo erano presenti cinque “rastelli” (cancelli) a difesa dell’accesso alla Rocca, posti lungo il percorso di avvicinamento al castello. Il sistema di difesa affascinò il genio toscano che di questi “rastelli” tracciò uno schizzo nel suo famoso taccuino di viaggio, conservato a Parigi.

Arriviamo ora in pieno centro per raccontarvi una storia che ho sentito proprio in campeggio. Tra i ragazzi dell’animazione si parlava del più e del meno quando una delle ragazze ha cominciato a raccontare…
Citava Alessandro Bagioli, famoso pittore e scenografo del 1900, ma ancora più famoso da queste parti per essere stato il primo proprietario di automobile della città! Sembra che la casa in cui visse sia tra le più affascinanti di Cesena famosa per “il Leone e il giardino segreto”. La casa venne costruita nel 1832, su un terreno di proprietà della chiesa “Madonna dell’Orto”. L’edificio si trovava di fronte all’attuale via Pasolini. Nel 1868 la proprietà venne poi acquistata da Alessandro Albertarelli, e, in seguito, ereditata dalla famiglia Bagioli. Albertarelli fece costruire un muro di cinta ed un arco di ingresso con sopra un leone di pietra. Per questo motivo da generazioni i cesenati chiamano “Piazzetta del leone” l’adiacente tratto di strada. La cosa “buffa” è che in realtà, la scultura eretta da Albertarelli non intendeva riprodurre un felino, ma il suo amatissimo cane, un pastore maremmano di nome “Leone” che spesso veniva acconciato come il re della foresta!!!!

Quasi quasi chiedo ai ragazzi di costruire una statua per me in campeggio… come? Dite che sto diventando megalomane??
Ok allora proseguiamo per il giardino.

Il giardino che si affaccia su via Montalti agli inizi del ‘900 era pavimentato con ciottoli di fiume. I locali posti ai lati della corte servivano alla lavorazione della canapa. Se guardate con attenzione troverete ancora gli anelli a cui si legavano gli animali da soma. In seguito, nella corte si piantarono alberi ornamentali, ancora oggi presenti . Attraverso uno stretto corridoio si accede al giardino segreto. Questo magnifico posto era ad uso esclusivo della famiglia. Possiamo paragonarlo al kepos greco, per la comunanza di piante ornamentali e di alberi da frutto. A rendere tutto questo meraviglioso ci pensano: una vasca ornamentale, un antico pozzo ed un laghetto. Insomma un giardino delle meraviglie invisibile, nel cuore della città.

Continuando il nostro percorso nel centro arriviamo a Piazza Bufalni. Non tutti sanno che qui nel lontano 1200 (forse anche prima) sorgeva la Chiesa di San Francesco. Di questa antica Chiesa sono sopravvissute soltanto l’abside e le testate laterali inglobate poi nella casa Bufalini. La chiesa venne consacrata nel 1290, ampliata nel 1368 e ampiamente ristrutturata nel 1758.
Nei secoli la chiesa è stata testimone di racconti incredibili come ad esempio quello legato al cimitero dei condannati a morte. Il cimitero era adiacente ad una chiesetta limitrofa detta “della Crocetta” perché sede della “Compagnia della Santa Croce”, una confraternita presente a Cesena sin dal 1334. Il cimitero era gestito dalla Santa Inquisizione e fu chiuso solo alla fine del 1700. Lo scopo primario della confraternita era l’assistenza ai condannati a morte. In queste occasioni i confratelli vestivano un abito bianco ed erano incappucciati. Una croce rossa veniva cucita sui loro abiti. Dopo l’esecuzione del condannato il corpo veniva sepolto nel piccolo cimitero della “Crocetta”. Compito degli affiliati era, quindi, quello di dare conforto, curarne le esequie e pregare per le loro anime.
Una delle storie più affascinanti e tragiche della città, conosciuta come i “Vespri di Cesena”, ha visto, inoltre, come protagonista questo luogo. Verso la fine del 1400 c’erano forti rivalità fra le famiglie gentilizie cesenati. Fra tutte quelle le famiglie dei Tiberti e dei Martinelli, le più in vista, erano in perenne lotta tra loro per il controllo della città. Nel mese di maggio del 1495 i Tiberti, capitanati da Achille, e appoggiati dal crudele Guidi Guerra dei Guidi di Bagno, rientrarono a Cesena e si asserragliano nella Rocca Vecchia.

La domenica del 14 luglio, giorno della festa di San Bonaventura, durante il “vespero ceciliano cesenaticho” i Tiberti scesero in massa nella chiesa di San Francesco sorprendendo tutti i Martinelli riuniti in preghiera, uccidendone a decine. Questa fu una storia di sangue e spade, all’interno di un luogo sacro, che fece un enorme scalpore in tutto lo stato pontificio.

All’inizio dell’800 la chiesa, ormai era in rovina, e utilizzata ormai come stalla e fienile, mentre il convento fu la sede dei Carabinieri pontifici. La piccola chiesa della Crocetta serviva invece da bottega e officina di riparazione per le carrozze.

Nel marzo del 1837 iniziarono i lavori di costruzione delle nuove scuole pubbliche. Venne prima demolita la chiesa della Crocetta e quindi il convento. Il comune per costruire il palazzo degli studi spese la considerevole cifra di 14.000 scudi contro i 6.000 stimati.

Nel 1842 infine venne abbattuto ciò che restava dell’antica chiesa per far posto a Piazza Bufalini, che ancora oggi conosciamo. Come consuetudine del tempo, con il materiale di recupero derivante dalla demolizione venne eretto il teatro Bonci.

Queste sono solo alcune delle magnifiche storie della città… solo che adesso voglio tornare subito in campeggio perchè ho avuto un’idea. Ne parliamo la prossima volta…