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Una passeggiata tra le meraviglie e le leggende di Rimini

Bòna zurnèda ma tót!… buona giornata da Rimini
Ciao amici campeggiatori come state?
Come sapete in questo periodo il Camping Rubicone è chiuso. Tutti gli anni usiamo questo periodo per farci ancora più belli e regalarvi delle prossime vacanze piene di sorprese.
Certo girare per le vie del campeggio senza di voi non è divertente: mi mancate tantissimo!!!
Il Natale si sta avvicinando e io sono pronto a raccontarvi le mie giornate.
Anzi, mentre qui i ragazzi sistemano il nostro amato campeggio ho pensato di portarvi a fare una passeggiata a Rimini.
Rimini è sempre stata vista come la capitale del divertimento, specialmente estivo, ma questa splendida città in realtà è carica di storia e meraviglia.
Che dite approfittiamo del periodo per farci una lunga passeggiata tra le bancarelle dei mercatini natalizi?

Mentre ci incamminiamo non possiamo fare a meno di notare il magnifico Tempio di Malatestiano. Questa meraviglia la dobbiamo a Sigismondo Pandolfo Malatesta che commissionò il progetto a Leon Battista Alberti. Il tempio, in realtà, è rimasto incompiuto, ma rimarrà alla storia poiché conserva al suo interno il Crocifisso di Rimini di Giotto e un magnifico affresco di Piero della Francesca che rappresenta Sigismondo Malatesta in  preghiera.

La particolarità del Tempio si trova, però, ancora più all’interno dove troviamo delle magnifiche Cappelle che sembrano avere una lettura più pagana che religiosa. La Cappella dei Pianeti abbellita da raffigurazioni a bassorilievo di pianeti e segni zodiacali, la Cappella delle Arti Liberali dove si respira una mescolanza di Filosofia, Botanica, Concordia, Musica, Retorica e Grammatica rappresentate con soave maestria. Infine troviamo la Cappella degli Antenati decorata con dodici figure di Profeti e Sibille. Davvero un luogo ricco di simboli e rappresentazioni poco riconducibili al tema religioso. Inoltre, leggenda vuole che Sigismondo avesse fatto riempire questo luogo con iscrizioni in bassorilievo delle lettere S e I incrociate fra loro per celebrare il suo grande amore per la moglie (la terza per esattezza) Isotta degli Atti. Sigismondo celebrò il suo amore per Isotta in moltissimi modi tanto che fu cantato dai rimatori e dagli altri artisti della corte, facendo fiorire una celebrazione collettiva nota col nome di “letteratura isottea

Anche voi corteggiate i vostri amati con lunghe poesie?

Continuando a parlare di storia, anzi, immergendosi sempre di più in essa vorrei accompagnarvi sull’antico Ponte Tiberio. A questo ponte è legata una leggenda da brividi che gli ha donato la definizione di Ponte del Diavolo.

Iniziato dall’imperatore Augusto nel 14 d.C. fu, poi, completato dal figlio adottivo Tiberio nel 21 d.C. da cui prese il nome ufficiale e al quale dobbiamo la nascita delle leggende. Tiberio ci mise ben sette anni a terminare la costruzione. I lavori procedevano molto a rilento perché spesso accadevano degli incidenti e parti appena edificate crollavano. Sembrava un’opera destinata a non vedere la luce. Così Tiberio, leggenda narra, dopo aver pregato invano tutti gli dei da lui conosciuti si giocò l’ultima carta e interpellò l’unico essere soprannaturale che poteva metterci lo zampino: il demonio.

E, sempre secondo la leggenda, lo zampino il diavolo ce lo mise venendo in aiuto a Tiberio permettendogli la chiusura dei cantieri in cambio dell’anima uomo che per primo avesse attraversato il ponte.

All’imperatore non rimase che accettare il patto con il diavolo e il ponte fu finito in un sola notte. Al momento dell’inaugurazione Tiberio ripenso al suo patto e sperando di farla franca ordinò che il primo passante fosse un cane. Sembra che il diavolo non ci rimase proprio bene e che provò a calciare le pietre per far crollare il ponte. Per nostra fortuna non ci riuscì ma a testimonianza dell’accaduto sono rimaste impresse alcune impronte caprine sulle pietre dal lato della città.

La “furbizia” di questo popolo non si ferma certo sul ponte Tiberio. Infatti, un’altra storia ci parla addirittura di una statua “contesa” tra Papa Paolo Borghese e San Gaudenzo.

I riminesi, nel 1614, per esprimere la loro gratitudine a papa Camillo Borghese fecero edificare nella Piazza più importante della città, Piazza Cavour, una statua che lo raffigurasse. Dopo circa due secoli (1797), con il sopraggiungere in città delle truppe di Napoleone, i riminesi temettero che, a causa dell’anticlericalismo giacobino, la statua venisse distrutta e fusa. Escogitarono così uno stratagemma per salvarla: il papa Paolo V divenne con qualche piccola modifica San Gaudenzo, patrono della città. La mitra vescovile prese il posto della tiara, le chiavi emblema papale furono eliminate e nella mano fu collocato il bastone pastorale. Sulla statua del patrono nulla ebbero da dire i giacobini che la lasciarono, per nostra fortuna, al suo posto. Fu poi nel 1929 quando si strinsero Patti Lateranensi che i riminesi poterono restituire alla statua le sembianze di Papa Paolo V. Ma, per molti riminesi quello è ancora il patrono. Pensate che alcuni buontemponi  credono che la mano anziché essere benedicente stia lì a chiedere con le tre dita alzate “tre soldi di saraghina” (pesce azzurro tipico di questi luoghi), visto che la statua è prospiciente a vecchia pescheria.

Qualsiasi sia la vostra interpretazione delle magnificenze riminesi vi consiglio vivamente di dedicare un giorno delle prossime vacanze a questa magnifica città.

Se volete qualche consiglio in più potete chiedere ai ragazzi del Camping Village Rubicone di aiutarvi a organizzare la vostra gita.

Mentre torno verso il nostro Camping Village già sto pensando a dove portarvi la prossima volta… Rimaniamo in contatto, mi raccomando!

Un saluto,

il vostro RUBY!!!